ENRICO DONGHI E LUISA GALBUSERA

ENRICO DONGHI E LUISA GALBUSERA
"Paesaggi e oltre"

La meratese Luisa Galbusera possiede la capacità di condurci in luoghi lontani ed inesplorati, aspri e solitari; con le sue linee prospettiche, dolci e graduali ci accompagna fino ad un orizzonte impercettibile e misterioso. L’autrice esprime il suo mondo emotivo e poetico attraverso la metafora del paesaggio. Un paesaggio possibile ma non reale, visto con gli occhi dell’immaginazione e sentito, piuttosto che visitato. Sono posti fantastici che ci attraggono perché sanno trasmetterci l'emozione dell’esplorazione e dell'avventura e perché posseggono il fascino e il segreto tipico dei luoghi ruvidi, forti ed ignoti. Sono paesaggi poco facili e freddi nella loro surreale solitudine, ma che appagano la nostra sete di curiosità e conoscenza tanto da portarci dentro seducendo la nostra immaginazione perché appartenenti all’inconscio collettivo, intimo ed universale. Luisa esprime tutto questo con estrema semplicità grazie al suo segno ampio e sicuro, denso a tratti e fluido in altri, ad un forte contrasto tonale e all'intensità della sua personalissima tavolozza tutta organizzata intorno ai blu. Predilige una composizione verticale spiccatamente dinamica e volutamente indefinita che ci accompagna in ogni tela in un Oltre più avanti di quanto avessimo tentato. Una particolare serie di dipinti arditamente descrive l’impossibile: le città invisibili di Italo Calvino. Eppure Luisa riesce a creare un’immagine convincente e niente affatto prevedibile utilizzando trame, fili e linee dove dovremmo cercare case e mura, macchie, colate e grumi quando ci si aspetterebbe prospettive e strade. Il suo mistero è il grimaldello della nostra immaginazione, l’accenno è il segreto della sua Arte. Riconosco in Enrico Donghi un artista dall’ animo leggero e giocoso eppure la sua pittura riesce ad in-vestire di forza cromatica ogni cosa. I suoi colori saturi e puri esprimono l’energia e la passione che lo animano, riuscendo a trasformare i suoi paesaggi in luoghi magnifici, vitali e originali. Anche il suo segno è ampio e deciso ed aggiunge, non meno delle tinte, un carattere intenso e dinamico ai luoghi agresti e quieti che predilige. Sono piuttosto visioni dal sapore espressionista che esprimono spontaneità, forza e profonda devozione. Enrico, con il sapiente uso della spatola e la giusta densità di colore, anima le sue tele di naturalezza e libertà; l’urgenza espressiva ha sempre il sopravvento sulla narrazione, l’immediatezza prima della meditazione. Il colore è lo strumento espressivo favorito che Donghi sfrutta con impulso e sensibilità, accostando tinte calde o fredde con la stessa immediatezza, senza vincoli imposti. Il suo mondo pittorico è fluido e denso allo stesso tempo, la composizione articolata, il contrasto e la vivacità delle macchie di colore ci fanno capire che nella semplicità dei temi si cela una complessità emotiva ed una ricchezza affettiva non usuale. La naturale sensibilità lo accende ogni qualvolta il suo occhio si posa su di un tono, una luce, un colore che nelle sue mani diventano vedute emozionanti e cariche di vitalità. Enrico persegue in ogni suo quadro un sentimento di armonia e di bellezza, ovunque si percepisce la gioia di vivere.